Vicenda Totti

 

Ecco alcuni articoli (pagina ancora in allestimento) usciti sulla vicenda... Inutile dare un commento o una risposta, sarebbe come gettare parole al vento.

Totti ha sicuramente sbagliato, ma questo linciaggio mediatico mi fa pensare che erano tutti pronti dietro l'angolo con il fucile puntato. Non è di certo facile ingoiare rospi grossi come macigni visto che Totti in questi ultimi anni era praticamente inattaccabile sotto ogni punto di vista..

 

Intanto a questi "Luminari" vorrei dire solo una cosa....

 

NEL BENE O NEL MALE..... UN CAPITANO C'E' SOLO UN CAPITANO..

FINISCE IN UNO SPUTO L'EUROPEO DI TOTTI

di R. Pergolini (L’Unità)
«Vostro onor, ma quale sputo... ma lei l’ha vista la partita? Con quei danesi che sembravano levrieri c’avevamo tutti la lingua a penzoloni. Salivazione azzerata e dove lo andavo a prendere lo sputo?» Signor Totti, gli schizzi nelle immagini tv sono evidenti... «Gli schizzi? Ma forse me saranno scoppiate le vesciche che c’avevo ai piedi... o magari è esplosa una di quelle bottigliette di acqua santa che mister Trapattoni si porta in panchina...». 

Può solo provare a strappare un sorriso ai giudici dell’Uefa il numero 10 azzurro. D’altronde con le barzellette è riuscito, oltre che a scalare le vette dei best seller, anche a crearsi una immagine meno antipatica. O almeno sembrava. Quanti complimenti per la sua (?) autoironia, quanti plausi al suo impegno nel sociale. Il “pupone” si era fatto adulto. E invece basta una partita che non va secondo le sue aspettative ed ecco che non sa resistere al richiamo della jungla metropolitana. 

Nelle periferie romane il campioncino, o presunto tale, che non sopporta di dover “fare i conti” con gli umili, ma tenaci operai del pallone e che reagisce in maniera vigliaccamente aggressiva è un tipo diffuso. L’homo romanus è affetto dalla sindrome de “er più”, ma anche da quella de “er meno” quando gioca fuori casa e non riguarda solo i calciatori. L’homo romanus all’estero (e l’estero spesso comincia dove finisce il suo quartiere) rende ancora più greve il suo dialetto, alza la voce come fanno gli animali quando hanno paura. E Totti deve aver sentito questo richiamo. 

Lo avevano aiutato a disegnarsi in modo gradevole, lui stesso si era applicato molto, ma quello sputo ha avuto l’effetto di una micidiale scolorina. “Er pupone” è nudo e questa mattina davanti a quei “parrucconi” dell’Uefa avrà poche chance di nascondersi. 

In suo soccorso, assieme all’avvocato della Roma, è corsa a Lisbona anche l’avvocatessa della Federcalcio Giulia Bongiorno che è una sorta di ultrà in toga. Ricorderete quando in tv urlava nel telefono per comunicare a Giulio Andreotti la sua assoluzione. Personalmente avremmo consigliato anche l’avvocato Taormina: con quel popo’ che è riuscito a combinare per il delitto di Cogne questa storia salivale l’avrebbe fatta diventare un’accusa appiccicata con lo sputo.

Il modo migliore per affrontare questo caso ci pare il silenzio. Tre belle giornate di squalifica e poi tanto silenzio, uno di quei lunghi, eloquenti silenzi con i quali si liquidano le persone volgari, Totti ha dimostrato di essere un campione di maleducazione e un asso nel rovinare la sua immagine. Ma quella interessa soprattutto i suoi munifici sponsor. Per noi è un ottimo giocatore di pallone, ma non è un campione.

Lui vorrebbe che gli venisse assegnato il Pallone d’oro. Per una sorta di contrappasso gli dovrebbero dare il Gavettone d’oro. E non ci sputi sopra: è il massimo che può pretendere.


SBATTUTO FUORI TOTTI AVANTI TUTTA CON TOTI

di Gian Maria Gazzaniga (Libero) 

Questo articolo va al computer prima che giochi la nuova Italia senza la presenza fluidificante di Totti. Vedo la permanenza dello squalificato Totti nel gruppo come gramigna in un campo di grano, purtroppo rimane anche Trapattoni che fa giocare l’Italia al tamburello con Del Piero e Di Vaio, simboli del fallimento, Juve, di supporto a Vieri: fuori Francesco Totti, avanti con Enrico Toti. Da incorniciare la tesi del suo avvocato che suona così: “ Non c’è  prova che abbia colpito la faccia del suo persecutore Poulsen”. Esatto: ha tirato ai moscerini e tafani che attorniavano fastidiosamente la testa del suo francobollatore.

Spero che in ogni caso che sia finito l’incubo di una soubrette isterica e impunita per quanto riguarda spintoni, gomitate e reazioni nevrotiche esibite nel campionato italiano: ne ha combinate più di Bertoldo in Francia ma guai a parlarne. Normale che il Pupo ci abbia riprovato all’Europeo, facendo quel “gesto”. Lo sputo è diventato un semplice “gesto” per i velinari che hanno consegnato il foglio alla conduttrice del Tg1 di giovedì ore 13.30, dimostrazione lampante che di come si fa l’informazione in Italia secondo faziosità, provincialismo e i paraocchi delle chiesuole romane. Sono quasi tutti organici alla festa “de noantri” gli informatori mediatici della capitale. Adesso che si sono aggregati quel risolino di Boniek e quella mente illuminante di Pruzzo, rinomato titano del sapere da quando incornava a Genova, lo sono ancora di più.

Nulla di tutto ciò si avvicina comunque minimamente ai parlamentari che si fanno invitare da Biscardi e da altre trasmissioni televisive trasferendo le loro illuminanti analisi sul calcio ai microfoni e alle agenzie affinché tutti gli italiani sentano e leggano. Chiedo scusa, ma certi interventi demenziali in libera uscita ci fanno capire in che mani siamo. Sono codesti gli onorevoli che concorrono a guidare il terno Italia.  Non so se avete mai sentito l’onorevole Paolo Cento dei Verdi, come Pecoraro Scanio che non sorride mai e dovrebbe venire dal Sole che ride o lì nei pressi. Bene, il signor Cento ha detto sul caso Totti che non c’è motivo di esagerare con il bon tono ipocrita che si tratta di una trazione istintiva come altre uscite della concitazione agonistica. Convengo. Mancava al calcio italiano l’immagine di un lama o di una bertuccia che facessero sput sput, emettendo bollicine. La lacuna è stata colmata.

Il Popone Totti può essere soddisfatto della straordinaria mutazione attuata in Portogallo.  D’ora in poi, ricordando le sue radici piantate nel Tibet lontano, verrà forse chiamatosi quelle alture Dalai Lama Split, e forse gli dedicheranno pure un torneo con sherpa e yak. Di sicuro, malgrado le profferte di solidarietà pervenutegli da ogni parte di Trastevere, sarà arduo che possa vincere un futuro Pallone d’oro, oppure che esista in Italia una società tanto imprudente e trasgressiva da portarsi a casa un lama molto costoso e imbottito di salivazione repressa. Ecco cosa hanno fatto schiere di adulatori e di media complessati: hanno creato un mito di parole spedendolo sulla luna prima ancora che provasse le ali di Icaro sulla terra. Fatalmente il mito di carta ha fatto splash; ed è esploso in bollicine organiche l’involucro gonfiato esageratamente. Hanno fatto di Totti l’unico fenomeno geniale esistente sulla terra, forse in contrapposizione a Milano e Torino. La differenza: Milano e Torino hanno avuto campioni veri che hanno vinto Pallone d’oro, scudetti e coppe europee.

Il talento di Roma (ora ne stanno coltivando un altro, Cassano, ugualmente gasato e ribelle) non ha vinto nemmeno una coppa di gelato. Ma forse gliene darà una l’Algida perché se ne serva e so trattenga quando gli viene su la saliva per l’arsura. Povero ragazzo Totti sfruttato e strumentalizzato da una combriccola di musicanti che ora piagnucolano o si disperano. Li aspetta Gaucci, l’unico specialista inesorabile dei lacrimosi e sospetti con l’elastico.

Mamma, che Italia del pallone alla mercè di giudici –pardoni- capaci di abolire le vacanze ai giocatori; e di lasciar scrivere ai giornali, in riferimento ai fatti di Firenze, che Mondonico, protagonista della scalata viola verso la A, sarà sostituito da Zaccheroni. Non c’è più religione; procede inesorabile il declino della ragione e del buon senso sacrificati allo spettacolo chiacchierone.


 

Cancellate quello sputo
Il Trap condannato a cambiare: spazio a Pirlo, Fiore e Cassano
 
ALBERTO BALLARIN (La Padania)
(albertoballarin@hotmail.com)
Eccoci alla svolta decisiva, Italia-Svezia nel civettuolo stadio Dragau che vedrà più sostenitori svedesi che italiani e dove la comitiva azzurra è arrivata ieri, con lo squalificato Totti consolato un po' da tutti, cosa che francamente sfugge al mio potere di comprensione. Gli hanno rifilato tre giornate di squalifica, invece delle quattro richieste, ma la batteria di legali che Franco Carraro ha fatto venire col suo aereo personale mercoledì notte, spera probabilmente di ridurre la pena in appello. Io, fossi stato la Federcalcio, lo avrei spedito a casa subito, sia perché ci ha fatto fare una figura da peracottari nel mondo intero, sia perché un esempio del genere avrebbe rialzato il prestigio del nostro calcio, lo si voglia o meno ammettere. L'avvocatessa Bongiorno, che è riuscita a fare assolvere Andreotti quindi è sicuramente brava, ha disquisito dottamente su affascinanti tesi che confinano con la fantascienza. Perché la Tv della Federcalcio danese ha seguito Totti minuto per minuto? C'era un disegno machiavellico per incastrare "er pupone", che tutti sanno molto suscettibile e naturalmente maleducato in campo? E questo ricorso che alla Danimarca non serve assolutamente a niente, può essere messo in relazione con la voglia che le due scandinave, Danimarca e Svezia, hanno di fare gioco di squadra contro l'Italia per passare assieme ai quarti di finale? Ed infine, questa ripresa "ad personam" non lede la famosa "privacy" di cui ognor si canta?
Come vedete, di appigli validi per un buon leguleio ce ne sono millanta che, come è noto, tutta la notte canta. Spostando dal piano della convinzione personale che a Totti sia andata anche troppo bene con tre giornate, i motivi tecnico-legali di ricorso esistono, eccome. I legali della Federcalcio aspettano di leggere il dispositivo della sentenza di condanna di Totti, poi decideranno sul da farsi.
Ed ora, se permettete, occupiamoci della partita tra Italia e Svezia e della formazione-rebus che il Trap schiererà. L'unico indizio disponibile è che nella partitella di allenamento ieri ha messo tra i titolari Pirlo, Fiore e Cassano (in coppia con Del Piero alle spalle di Vieri), per il resto è mistero fitto.
La Svezia ha liquidato con cinque gol a zero la Bulgaria, questo mette in angustia tutti, soprattutto quelli che di calcio capiscono poco nulla, e non guardano al "come" è venuto fuori un risultato così sonoro. Ho visto Svezia-Bulgaria e me la sono rivista in cassetta ieri pomeriggio, il che mi permette di concludere che gli svedesi hanno "giocato all'italiana" come e meglio della maggior parte delle squadre italiane. Chiusi in difesa, con centrocampo che validamente proteggeva al centro e raddoppiava sulle fasce, gli svedesi hanno sparato lunghi palloni di rimessa appena possibile, innescando due formidabili frombolieri a nome Ibrahimovic e Ljungberg. Ora, se anche l'Italia, come ha fatto la Bulgaria, fa ressa in attacco ed offre le immense praterie del contropiede a gente veloce e decisa come il sullodato duo, sono dolori sicuri. Se invece, ragioniamo come siamo in grado di fare, se i cross li operiamo da fondo campo invece di "telefonarli" come è avvenuto contro la Danimarca, sono del parere che la Svezia possiamo batterla agevolmente. Il mistero buffo della sostituzione der pupone Totti, non dovrebbe esserci: non ha sempre affermato che era Cassano il «sostituto naturale di Totti», il nostro Ct? Lo metta in campo, allora, rafforzando la fascia sinistra con lavanzamento di Zambrotta e l'inclusione di Favalli, escludendo Zanetti a favore di Gattuso e mettendo Del Piero (finalmente!) in panchina. Non ha la tenuta per un'intera gara, lo juventino, non ce ne sono di storie per giustificare la sua inamovibilità dallo schieramento azzurro. Se fosse in forma, non avrebbe rivali, ma da quanto non è in forma? Il tormentone Del Piero ci ha già fatto sbattere fuori da un Mondiale ed un Europeo, proviamo a vedere di utilizzarlo solo per quello che può dare e basta. Inutile esporre un campione di quel calibro a brutte figure e pretendere che diventi uno che "copre" la difesa è da illusi, non altro.
Abbiamo salutato, nel frattempo, la prima squadra che ha preso la via di casa, anche se manca ufficialmente un turno, ed è la Russia. Con grande delusione del padrone del Chelsea, il miliardario petroliere Roman Abramovich, i sovietici hanno affrontato mercoledì sera il Portogallo con quell'aria smarrita che ho visto negli occhi di qualche toro, quando mi piacevano le corride, dopo che banderilleros e picadores lo avevano ferito ed umiliato. Già bistrattati contro la Spagna da un arbitraggio decisamente sfortunato (disemm inscìi...) i russi hanno subìto contro i portoghesi un gol da polli, ma ogni loro tentativo di riscossa è stato vanificato dall'arbitro norvegese Hauge che ha trovato modo di espellergli addirittura il portiere, assolutamente incolpevole di avere toccato con le mani un pallone che, anche se lo avesse toccato era per fatto accidentale, non certo voluto. Questo Hauge ha ammonito subito due difensori russi, ha espulso il portiere e, facilmente, andrà a godersi meritate ferie con famiglia sull'Algarve.
Abramovich è presente a questo supermarket del calcio, per convicersi che Deco e Costinha sono due grandi giocatori, degni del Chelsea. A me piace Carvalho, Deco ha buoni spunti ma non vale mezzo Recoba. Portogallo in festa, a Lisbona caroselli e strombazzamenti sino all'alba, tutto il mondo è paese. Segnalati anche i lodevoli sforzi degli hooligans inglesi, rinforzati da amici olandesi, di sfasciare un intero paese nell'Algarve. Noi abbiamo Totti, Tony Blair dice che «si vergogna» dei suoi ubriaconi d'esportazione, nobody is perfect. In quanto ad Abramovich, ha fatto festa ugualmrente sul suo yacht che sembra un transatlantico, munito di elicottero, batiscafo, nonchè di una stupenda barca a vela sistemata sulla coperta. È qui, veramente, con tre imbarcazioni, il miliardario russo. Una per lui e gli intimi, una per gli ospiti, che sono una quarantinas, ed una terza dove viaggia il suo staff e le guardie del corpo, settanta persone in tutto. Ma perchè non ha preso l'Inter, invece del Chelsea, mi chiedo amaramente.
 

 


 

An vedi che combina Totti

di Riccardo Schiroli (www.sportal.it)

Caro Totti, del fatto che tu sia addolorato per la squalifica non me ne frega sinceramente un bel niente. Anzi, sostengo che la squalifica sia ancora poco e che una bella pena pecuniaria di quelle serie (tipo un terzo del tuo stipendio di un anno, da devolvere ovviamente in beneficenza) farebbe davvero giustizia.
Trapattoni dice che la squadra si è stretta attorno a te e spero siano solo parole di circostanza. Spero non sia vero, insomma. Perchè tu hai fatto un danno incalcolabile e non meriti davvero nessuna solidarietà.

Alla storia che sei stato provocato posso anche credere. Ma quella reazione da coatto non la giustifico lo stesso. Potrei essere solidale persino se tu avessi dato un pugno al danese, perchè si sarebbe trattato di una reazione umana, benchè certo non da applaudire. Ma uno sputo è troppo. E' un gesto vergognoso, che un VIP come te, un atleta tra i più celebrati al mondo, non può permettersi di commettere.
Avevi una telecamera puntata su di te per tutta la partita. E allora? I tennisti e i pugili sono abituati a questo. E trovo davvero ridicola l'ipotesi che la telecamera 'dedicata' sia una persecuzione. La regia danese lo ha fatto per potersi godere i tuoi numeri, caro Totti. E farli godere a tutti noi.

Personalmente io ti caccerei a casa e se questo significa avere meno chance di vincere, amen. Per come hai giocato contro la Danimarca, d'altra parte, non saresti troppo d'aiuto.
So che se rientrerai con l'Italia ancora in corsa e inizierai a giocare come sai quasi tutti dimenticheranno quell'episodio. Ma nel mio piccolo ti voglio dire che vederti giocare non sarà più la stessa cosa. Hai disonorato la maglia azzurra, hai tradito milioni di tifosi.
Che brutta sorpresa ci hai fatto, caro Totti.

redazione@sportal.it

 

CHE DISASTRO TOTTI, GIOCA MALE MA SPUTA BENE

di MATTIA FELTRI

L'ATTACCANTE PROTAGONISTA DI UN NUOVO CASO. PANICO NELLA FEDERCALCIO, QUASI  CERTA LA SQUALIFICA DAGLI EUROPEI

Già molti e prima di ieri nutrivano il dubbio che Francesco Totti fosse uno poco presentabile fuori dal grande raccordo anulare. Non
perché sia un tipo cattivo, semplicemente perché le facce contano e con quella faccia, se non si fosse impiegato nel calcio, Totti avrebbe avuto un futuro nel ramo del precariato. Bisogna immaginarsi un pomeriggio assolato a Torbellamonaca, Totti seduto sulla sua Kawasaki, jeans, t-shirt bianca,
pacchetto di Marlboro arrotolate nella manica, sigaretta pendente dalle labbra o incastrata sopra l'orecchio; forse ha un fidanzata: zeppe,
minigonna e chewing gum. Sta prendendo accordi con un tal Nando, stasera andranno a farsi una coda alla vaccinara da Nestore, forse Nando ha un
posto in ditta per Francesco, un paio di mesi, poi si vedrà. Intanto pijate 'sti cinquanta euro, e pensa a mamma tua. Invece Totti ha il privilegio di
poter lavorare coi piedi. Per altri sarebbe un disastro, per lui un dono del cielo: poter prendere a calci il mondo, ridotto in scala alle dimensioni
di una palla. Una interminabile retorica - di quelle verosimili - tratteggia i campioni del football come bambolotti mai cresciuti, coccolati nel
vizio, arroganti, incapaci di spedire un vaglia postale, in perenne conflitto con le coniugazioni dei verbi, avidi, pronti a rifarsi una
reputazione facendo visita, scortati, al ragazzino in ospedale. Se è un luogo comune, Totti ha contribuito a diffonderlo. Quando fece ingresso nel
palcoscenico della notorietà, fu preso di mira dai comici televisivi che lo misero in caricatura. Giudicò la macchietta oltraggiosa e tutti
pensarono e molti  dissero: santo cielo, vivi giocando, ti coprono d'oro, le belle donne e le belle case, i cori della gente allo stadio; possibile
invocare il vilipendio con tanta acredine per uno sketch in seconda serata? Poi venne il tempo delle barzellette sul suo conto, e Totti continuò a trovare
impervi i sentieri dell'umorismo, sinché non gli venne in soccorso Maurizio Costanzo. Convinse Totti a impossessarsi delle storielle perché
fossero raccolte in un libro e il libro messo in vendita e i ricavi destinati alla beneficenza. In Italia ci si guadagna la fama di imbecilli come quella di
santi alla medesima velocità. In un colpo Totti divenne autoironico, maturo, paternale, generoso. Il problema è che in campo si è soli. Non c'è
Maurizio Costanzo a darti il consiglio buono. E Totti in campo non ha la sensibilità di un monaco. È spesso nervoso, le piglia ma le dà anche, siccome
è un idolo dei tifosi gli arbitri lo perdonano più di un po', gli capita di allungare le mani, magari per strattonare un terzino troppo ruvido. Ma
Roberto Baggio, per esempio, le mani le ha sempre tenute basse. E Roberto Baggio, dopo un gol, non mai ha alzato la casacca per mostrare la scritta
«vi ho purgati ancora». Non era niente di male, quella maglietta, aveva in sé anche qualcosa di spiritoso, di borgataro, di rivalità pecorona,
ma era un altro indizio, indubbiamente. Da un punto di vista più puramente tecnico, Totti è un giocatore capace di qualsiasi cosa, ha forza e stupenda
perizia nel trattare il pallone. Ma quando il gioco si fa duro, tende a  perdersi in un groviglio di velleità. Giocò così così gli Europei di
quattro anni fa, molto male i mondiali di Corea e Giappone, che concluse da espulso. Stavolta è cominciata come sappiamo. Una partita nebulosa contro la Danimarca, un bruttissimo fallo all'ultimo minuto e un'ammonizione che sapeva di grazia. Infine è saltata fuori la storia dello sputo in faccia a
Christian Poulsen. Sputare in faccia a qualcuno è da bulletti e da vili, funziona sulla Casilina se uno guarda troppo a lungo la tua fidanzata, non
per vincere il Pallone d ' O ro. Un'emittente radiofonica danese stava  riesaminando le immagini del match per apprezzare nella sfumatura la
vincente marcatura di Poulsen su Totti, e ha scoperto la prodezza: Totti si avvicina a Poulsen, Poulsen lo spinge via con una spallata, Totti si gira e
sputa. E già questo è sufficientemente disgustoso. Non quanto il contorno. Totti si è rifugiato nella menzogna: «Non ho sputato a nessuno». I dirigenti
della nazionale lo hanno miseramente coperto: «La sequenza non è molto chiara». Guardate le foto qua sopra, e giudicate voi. Ci voleva tanto ad
ammettere, a chiedere scusa, a promettere una punizione scontata per un giocatore responsabile di un gesto spregevole e antisportivo? Macché, non sono soltanto i calciatori a essere bambini capricciosi e vacui. Tutto quel mondo è così, il mondo dei presidenti indebitati fino al collo per comprare l'ultimo giocattolo, le scommesse, le piccinerie, i sospetti sugli arbitri, e quella deprimente permalosaggine alla minima sottocr itica. In questa vicenda,
i responsabili del calcio italiano si sono preoccupati di proteggere Totti perché la nazionale non venga privata del suo giocatore più importante, hanno paura di perdere il prossimo incontro con la Svezia, e non gli importa nulla di perdere il decoro, già tanto compromesso dai modi di Totti.
Poulsen ha detto: «Totti mi ha sputato addosso più di una volta». Dallo  spogliatoio della squadra è trapelata la replica: «Totti non ricorda».
Non ricorda?  Dall'Italia è in arrivo l'avvocato Giulia Buongiorno, grande difensore di Giulio Andreotti. Ci vien voglia di sperare che stavolta le
vada male. Totti quasi sicuramente stamattina sarà squalificato per non meno di tre giornate. Ma è fin troppo facile dire che si è già squalificato da sé.